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Autore: Marco Canova
Intervista prof. Fabrizio Fracchia
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Foglio Avvisi 25 Gennaio 2015
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Foglio Avvisi 18 Gennaio 2015
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FESTA DI SANT’AGATA A FAVARO
[vc_row][vc_column][vc_column_text]DOMENICA 8 FEBBRAIO A FAVARO
Festa di Sant’Agata
Patrona delle tessitrici
Priore le signore Ramella Polac Quintina e Gaviati Giuseppina
Programma:
ore 9.45
Santa Messa solenne animata dalla Cantoria Parrocchiale
Aperitivo delle priore presso la casa parrocchiale
Ore 12.30
Pranzo presso la Cooperativa di Favaro
Per prenotazioni telefonare entro il 4 febbraio a Quintina 015-43112; Giuseppina 015-43267 oppure 320-7114728
Dal Libro “FAVARO. STORIA DI UN RIONE DI BIELLA“
Nel passato i priori o i Bussolari acquistavano la canapa che le donne filavano nelle stalle per poi rivenderla alle fabbriche della Valle dell’Elvo. Il ricavato della vendita della canapa e dell’incanto dei doni raccolti dai priori servivano per gli ornamenti e gli abbellimenti della chiesa. Realizzati con questi introiti si ricordano la decorazione del 1852, la statua della Madonna del Rosario, i candelieri di legno, i quadi e le tele come l’icona di S. Giuseppe. In tutto il Biellese, nel dopoguerra, la Parrocchia di Favaro era l’unica a festeggiare Sant’Agata.
Nella foto seguente un’immagine dell’edizione del 2014.
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Una Domenica al mese Insieme
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Per le FAMIGLIE si occupa di formazione e sostegno a coppie e genitori, per problematiche educative, per una corretta gestione degli inevitabili disaccordi tra coniugi, generazioni e stirpi, per la promozione del benessere nelle relazioni.
Per le ORGANIZZAZIONI si esprime nella ricerca e nella gestione dei conflitti in ambito aziendale ed associativo, e lavora alla costruzione e allo sviluppo delle relazioni di squadra con particolare interesse per la cura di un clima positivo per le persone ed i team.
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Intervista al papa
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15 gennaio 2015
Intervista a papa Francesco
Le religioni non si insultano.
Libertà religiosa, libertà di espressione e responsabilità.
[/vc_column_text][vc_accordion][vc_accordion_tab title=”L’intervista”][vc_column_text][gview file=”http://parrocchievalleoropa.it/wp-content/uploads/2015/01/papa-15-gennaio-2015.pdf”][/vc_column_text][/vc_accordion_tab][vc_accordion_tab title=”Clicca qui per leggere una riflessione”][vc_column_text]da “Avvenire”, 16 gennaio 2015
Il Papa sul volo per Manila
Ciò che Francesco ci sta ricordando
Sul volo verso Manila, della domanda di un giornalista francese sulla libertà di espressione il Papa si rallegra: sì, dice, «Parliamo chiaro, andiamo a Parigi…». E chiaro ha parlato davvero. Uccidere in nome di Dio, ha detto per prima cosa, è una aberrazione. E però, la libertà di espressione comporta anche un dovere: «Non si può provocare, non si può insultare, non si può prendere in giro la fede degli altri». E ha fatto il più elementare ed efficace degli esempi: non è giusto reagire violentemente, ma se un mio grande amico offendesse mia madre, saprebbe che può aspettarsi un pugno… Anche se la violenza «è sempre sbagliata», potrebbe aspettarselo. Il più semplice degli esempi, per parlare a tutti; per dire, a una settimana da una strage atroce, dalla giusta corale indignazione della Francia e dell’Occidente, dai milioni diJe suis Charlie universalmente ripetuti, che, tuttavia, c’è qualcosa che non bisogna dimenticare, pure nell’orrore e nella rabbia per quella che pare una dichiarazione di guerra al nostro mondo. E quel qualcosa è che al diritto di espressione c’è un limite, che è: non offendere. Soprattutto quando si parla di ciò che per altri è sacro. Per esempio quando si parla di Dio, o di Allah.
Parrebbe elementare: in una casa, in un luogo di lavoro, si può discutere di tutto, ma non insultare ciò che per l’altro è caro, o fondante. Parrebbe elementare, ma invece, nella emotività della risposta all’attacco di Parigi, forse qualcuno dimentica che una vignetta blasfema, anticristiana o antislamica, di quelle di cui “Charlie Hebdo” si compiace e va orgoglioso in nome della “laicità” pura, non è, in verità, un diritto. Il che non giustifica minimamente degli assassini che – assai più blasfemi – si appropriano del nome di Dio per uccidere. Assassini che, forse, consumati dal fanatismo, avrebbero ucciso prima o poi anche senza bisogno di provocazioni, così come il terrorismo islamico fa nel Terzo Mondo, mietendo a migliaia vittime innocenti, spesso cristiane, là dove nessuno lo offende.
E tuttavia l’osservazione del Papa, benevola, pacata, a una settimana dalla strage, a menti più fredde, è una parola su cui molti dovrebbero soffermarsi. Ha ricordato, Francesco, il discorso di Ratisbona, quando Benedetto XVI parlò, ha sottolineato, di una «mentalità post-positivista che porta a credere che le religioni sono una sorta di sottoculture: tollerate, ma in fondo poca cosa, e non fanno parte della cultura illuminista». Ecco, il laicismo di “Charlie Hebdo”, giornale diventato martire per la ottusità sanguinaria dei terroristi, era ed è la affermazione di un diritto assoluto a dire qualsiasi cosa, su qualsiasi soggetto. La rivendicazione del primato di una libertà totale, che ignora ogni sensibilità altrui. Sul cristianesimo, “Charlie Hebdo” ha pubblicato vignette pesantissime, dentro a una tradizione sessantottina, libertaria, irridente, di cui porta ancora forte il marchio. Sapevano, i redattori, che i cristiani – oggi – non reagiscono con violenza. Ma forse, come ha suggerito lo scrittore Michel Houellebecq in una intervista, non avevano capito che i tempi sono cambiati. Che l’avversione di molti cittadini francesi e islamici alla loro satira poteva, in qualcuno, farsi violenza. Quasi che al “Charlie Hebdo” fossero rimasti al ’68, e uno tsunami di nuova ferocia li avesse travolti, all’alba del 2015.
Le parole del Papa da Manila fanno bene, fa bene la sua limpida franchezza. Perché ci si deve chiedere, in un mondo abitato da milioni di islamici, come sarà possibile convivere, dentro a una libertà di espressione intesa “laicisticamente”, senza limiti. Ci si dovrà chiedere se la libertà declinata come facoltà assoluta anche di irrisione, di fronte all’islam, fatalmente non generi, in qualcuno almeno, violenza. Ci si dovrà domandare se vogliamo, nelle nostre città, fare la guerra, o cercare una convivenza feconda e in pace, in cui ognuno – cristiano, ebreo, islamico… – possa testimoniare il proprio Dio. E forse il principio della risposta sta proprio in un ritrovato rispetto per l’altrui fede. È vero, per un certo post positivismo, fiorito nel Maggio francese, le religioni erano una trascurabile, polverosa eredità di tempi bui. Un gennaio parigino, sanguinosamente, tragicamente, segna una nuova, drammatica epoca. L’Europa intera, sgomenta, ha gridato “Je suis Charlie”. Sì, eppure no. La speranza di una convivenza in pace comincia dal rispetto di ciò che è sacro per l’altro, ci ha ripetuto il Papa. Noi lo sappiamo, ma dovremmo ricordarcene tutti.
Marina Corradi[/vc_column_text][/vc_accordion_tab][/vc_accordion][/vc_column][/vc_row]
FESTA DI SAN GIULIO
DOMENICA 25 GENNAIO A FAVARO
Festa di San Giulio d’Orta
Patrono delle arti edili e affini
Priore il sig.re Attilio Antoniotti
Programma:
ore 9.45
Santa Messa solenne animata dalla Cantoria Parrocchiale
Ricorderemo in modo particolare i priori defunti e il “cappellano di San Giulio” can. Aldo Garella
Omaggio ai Caduti e Vermouth presso la Casa Parrocchiale
Presta servizio la Banda Musicale di Favaro
Ore 12.15
Pranzo presso la Cooperativa di Favaro
Gradita la presenza delle gentili signore.
Per prenotazioni telefonare entro il 22 gennaio al 015-43155 oppure 335-260873
Dal Libro “FAVARO. STORIA DI UN RIONE DI BIELLA”
La Festa dei Muratori ha origini antiche. A Favaro questa si celebra ininterrottamente fin dal 1837. Con tutta probabilità la tradizione si è ereditata dalla parrocchia Madre di San Grato dove la festa si celebrava fin dal 1700. I lavoratori della “cazzuola e del martello”, nella nostra frazione, sono i primi a festeggiare nel mese di gennaio di ogni anno il loro Santo Patrono che è S. Giulio d’Orta e che secondo la tradizione edificò cento chiese. La festa, molto partecipata, di anno in anno si arricchisce di nuovi significati. La celebrazione è resa ancora più bella dalle immancabili partecipazioni della Banda Musicale e della Cantoria. Come ogni festa patronale, ogni anno è nominato un priore e se ne ha serie ininterrotta quasi completa. Il quadro di San Giulio fu dipinto dal prof. Borrione nel 1936.
Quest’anno in modo particolare ricordiamo i priori defunti: Ramella Pairin Serafino, Marchesi Mario, e il cappellano can. Aldo Garella.
Festa di Sant’Agata
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Foglio Avvisi 11 Gennaio 2015
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